{"id":1927,"date":"2022-04-08T13:55:34","date_gmt":"2022-04-08T11:55:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pubblicitaincambiomerce.it\/?p=1927"},"modified":"2026-04-20T11:39:12","modified_gmt":"2026-04-20T09:39:12","slug":"ott-italia-prima-in-europa-per-spesa-nei-diritti-sportivi-svod","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/grupponext.net\/en\/2022\/04\/08\/ott-italia-prima-in-europa-per-spesa-nei-diritti-sportivi-svod\/","title":{"rendered":"OTT &#8211; Italia prima in Europa per spesa nei diritti sportivi svod"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>Ma i broadcaster restano in panchina<\/p><\/blockquote>\n<p>Grazie alla particolare situazione dei diritti TV sullo sport, l\u2019Italia si posiziona in cima alla classifica europea dei paesi con maggior peso sugli investimenti dei player solo OTT. Primo posto anche per quanto riguarda le percentuali di accesso dei singoli tifosi. Ma per qualcuno questo primo posto non \u00e8 da festeggiare. Per i broadcaster nazionali, infatti, il primato italiano \u00e8 una sconfitta pesante.<\/p>\n<p><strong>L\u2019analisi di Ampere<\/strong><\/p>\n<p>Da una recente analisi condotta da Ampere, \u00e8 emerso che l\u2019Italia \u00e8 il primo paese in Europa per spesa in diritti sportivi riguardanti lo streaming. La top 5 dei principali mercati (e campionati calcistici) del continente si completa, nell\u2019ordine, con Regno Unito, Germania, Francia e Spagna.<\/p>\n<p><strong>Italia aprifila<\/strong><\/p>\n<p>Come scrive la societ\u00e0 esperta in ricerche di mercato: \u201cL\u2019Italia apre la strada in Europa\u201d. Infatti, con oltre la met\u00e0 del totale degli investimenti, pari al 53%, il Bel Paese si colloca al primo posto per quanto riguarda la spesa nei diritti sportivi europei. Al secondo posto in classifica si trova poi la Germania, con un distacco di oltre 20 punti percentuali. Un ulteriore dato interessante \u00e8 l\u2019ultima posizione del Regno Unito, con appena il 2%.<\/p>\n<p><strong>Rapida crescita<\/strong><\/p>\n<p>Guardando al dato totale, invece, sempre secondo le analisi Ampere, le percentuali dei 5 paesi sono destinate a salire, fino a toccare (nel 2022) il 20% della spesa complessiva in diritti TV sportivi. Una crescita decisa rispetto al precedente anno, in cui il peso dei servizi di streaming era del 12%. Ancora pi\u00f9 impressionante se confrontata con il 2017, in cui il valore percentuale era di appena due punti.<\/p>\n<p><strong>Un primato preoccupante<\/strong><\/p>\n<p>Il primato italiano in questa classifica \u00e8, in realt\u00e0, un dato di allarme per tutti i player non interamente OTT. Per tutti quei soggetti, cio\u00e8, che dispongono di servizi streaming, ma che sono principalmente broadcaster tradizionali, pay o free che siano.<\/p>\n<p><strong>Italia, Serie A e Dazn<\/strong><\/p>\n<p>Infatti, la corsa dell\u2019Italia verso il podio dello streaming sportivo \u00e8 nata proprio quando Dazn si \u00e8 portata a casa i diritti di tutta la Serie A \u2013 in esclusiva \u2013 storicamente detenuti da Sky. Oltre al campionato nazionale, nel nostro paese altri noti player sono riusciti a mettere mano su importanti competizioni calcistiche: \u00e8 il caso di Prime Video che si \u00e8 aggiudicata i diritti sulla Champions League.<\/p>\n<p><strong>66,6%<\/strong><\/p>\n<p>Vista la situazione sui diritti in Italia, non stupisce il dato sulla percentuale di tifosi tra i 18 e i 64 anni con accesso a internet che accede a un servizio OTT. Pi\u00f9 del 66% del totale, infatti, ha sottoscritto almeno un abbonamento ai servizi di streaming per lo sport.<\/p>\n<p><strong>Il tifo non c\u2019entra<\/strong><\/p>\n<p>Per fare un esempio, nel Regno Unito, dove il fervore calcistico \u00e8 forse anche pi\u00f9 intenso che in Italia, il dato non raggiunge il 60%. Ma la questione non riguarda n\u00e9 la passione, n\u00e9 la cultura, n\u00e9 il tifo.<\/p>\n<p><strong>Il caso UK\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Tenendo presente il 2% del totale sui diritti TV, si capisce meglio la situazione. Infatti, Ampere spiega che questi dati sono dovuti: \u201cIn parte a causa della natura competitiva del mercato dei diritti sportivi e delle dimensioni del business di Sky\u201d. Ma non solo: \u201dTutti i principali servizi sportivi in abbonamento nel Regno Unito offrono anche servizi OTT\u201d. Un controbilanciamento, dunque, che spiega come mai, a fronte del 2% di spesa, gli accessi arrivino al 58% dei tifosi.<\/p>\n<p><strong>\u2026e quello Italia<\/strong><\/p>\n<p>In Italia, invece, vista la situazione sui diritti, sia gli accessi che la spesa registrano percentuali alte, poich\u00e9, in sostanza, per seguire qualsiasi competizione calcistica e sportiva in generale si \u00e8 costretti a sottoscrivere un abbonamento, ma non uno qualsiasi. Infatti, come visto, i player attivi nello sport sono praticamente tutti OTT, condizione che spiega il primato tricolore nella classifica.<\/p>\n<p><strong>Classifica OTT<\/strong><\/p>\n<p>A proposito di player e classifiche, nello scorso anno, Dazn \u00e8 salita al terzo posto nella graduatoria degli investitori in diritti sportivi nei 5 paesi sopracitati, superando il colosso BT. Ma, nonostante la situazione inversa nel nostro paese, rimane dietro a Sky, che tiene il passo con una spesa di 4 miliardi nel bacino preso in esame (Dazn arriver\u00e0 quest\u2019anno a 2)<\/p>\n<p><strong>Un accenno all\u2019entertainment in Italia<\/strong><\/p>\n<p>Recentemente si \u00e8 parlato di web entertainment in Italia, con riferimento in particolare a tipi di contenuto e fasce d\u2019et\u00e0. Si \u00e8 visto come il pubblico pi\u00f9 numeroso di servizi come Dazn e Prime Video sia quello pi\u00f9 adulto. Mettendo insieme i tasselli si nota, dunque, come effettivamente l\u2019Italia non sia (e non sempre per colpa dei player nazionali) un paese particolarmente attento all\u2019offerta di intrattenimento per i giovani, soprattutto se i maggiori investimenti vengono messi in campo proprio nei settori che meno interessano le fasce d\u2019et\u00e0 pi\u00f9 basse..<\/p>\n<p><strong>Il podcast di Newslinet della settimana<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-1927-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/pubblicitaincambiomerce.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/newslinet_podcast_2022_04_08.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/pubblicitaincambiomerce.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/newslinet_podcast_2022_04_08.mp3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/pubblicitaincambiomerce.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/newslinet_podcast_2022_04_08.mp3<\/a><\/audio>\n<p><strong>In collaborazione con: <a href=\"https:\/\/www.newslinet.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">newslinet.com<\/a><\/strong><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma i broadcaster restano in panchina Grazie alla particolare situazione dei diritti TV sullo sport, l\u2019Italia si posiziona in cima alla classifica europea dei paesi con maggior peso sugli investimenti dei player solo OTT. 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